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Dotato di grande forza fisicatalento fantasia, Zlatan Ibrahimovic è certamente una delle più grandi leggende calcistiche che è stato possibile ammirare in Italia e nella Serie A. Lo svedese possiede un’ottima visione di gioco ed una grande agilità a cui aggiunge una notevole capacità nel gioco aereo. È quindi un attaccante completo in cui è difficile individuare un punto debole. Ciò che ha accompagnato l’attaccante in tutta la carriera è un carattere sopra le righe ed una personalità smisurata che gli hanno permesso di affermarsi in ogni squadra dove è passato oltre a renderlo un mito agli occhi di molti. Di seguito racconteremo la sua storia.

Zlatan Ibrahimovic al Manchester United
Zlatan Ibrahimovic al Manchester United. Fonte: football.ua, Autore: Станислав Ведмидь [CC BY-SA 3.0]

– Le origini di Zlatan Ibrahimovic

Ibrahimovic nasce e cresce in Svezia, più precisamente a Rosengard, un sobborgo di Malmö. Zlatan proviene da una famiglia di immigrati con origini tutt’altro che ricche e agiate. Da bambino vive con la madre fino a quando, a causa di alcune circostanze, viene affidato al padre, una tappa fondamentale per la sua crescita. È infatti guardando dei vecchi video con il genitore che rimane folgorato dall’attitudine di Muhammad Ali, come affermato da David Lagercrantz (scrittore dell’autobiografia “Io, Ibra”). Fin da allora lo svedese trae molta ispirazione dal pugile che sarebbe presto diventato il suo mito e la userà per raggiungere il suo obiettivo: essere il migliore

Prima di intraprendere la via del calcio, Ibrahimovic si dedica al taekwondo: l’arte marziale rappresenterà una passione che il giocatore non abbandonerà nemmeno da adulto al punto da ottenere la cintura nera honoris causa nel 2010 e da usarla come stimolo anche sui campi di gioco. Molti dei suoi gesti tecnici infatti trarranno ispirazione dai calci alti della disciplina coreana. Nonostante il grande interesse per tutto ciò che riguardasse il tatami, lo svedese decide di mettere il calcio al primo posto. Mai scelta fu più giusta.

A casa le cose non andavano bene come dichiara lui stesso: “Il nostro frigorifero non era mai pieno, non avevamo tanto da mangiare ” ma sin dalla tenera età lo svedese dimostra di avere qualcosa in più dei suoi coetanei. L’attaccante gioca infatti con i bambini più grandi di lui ed in una partita arriva a realizzare ben otto gol permettendo alla sua squadra, il Balkan, di ribaltare il risultato dallo 0-4. All’età di tredici anni viene acquistato dal Malmö.

– Malmö, il gran rifiuto e l’arrivo ad Amsterdam

Il giocatore rimarrà con la squadra della sua città per sei anni nei quali collezionerà in totale 17 reti e 46 presenze. Viene inoltre inserito nella lista dei 100 migliori giovani calciatori stilata da Don Balòn dando così una svolta fondamentale alla sua carriera. Dopo l’esperienza con gli svedesi, Ibrahimovic viene chiamato dall’Arsenal, ma quando Wenger gli chiede di fare un provino, lo svedese risponde : “Ibra non fa prove” facendo saltare così il trasferimento. Nel 2001 avviene il passaggio dell’attaccante all’Ajax dove resta fino al 2004.

I primi mesi in Olanda non vanno benissimo ma tutto cambia nel dicembre 2001 quando alla guida dell’Ajax arriva Ronald Koeman. Con il nuovo allenatore Ibra si trova bene, riesce a esplodere e si afferma con gli olandesi contribuendo alla vittoria di due campionati.

Ibrahimovic alla Juventus
Ibrahimovic alla Juventus

– Mino Raiola, la Juventus e l’Inter

Nel 2004 c’è la svolta più importante della carriera dello svedese: l’incontro con Mino Raiola. L’attaccante era alla ricerca di un procuratore che gli permettesse di fare il definitivo salto di qualità e con quest’ultimo fece bingo. Nell’estate dello stesso anno viene ufficializzato dalla Juventus con cui rimarrà per due stagioni segnando 23 reti ma senza riuscire a conquistare la Champions League. In seguito allo scandalo “Calciopoli”, Zlatan si trasferisce a Milano sponda Inter. Con i nero-azzurri si affermerà definitivamente contribuendo alla conquista di tre scudetti ma mancando ancora una volta il trionfo europeo.

L’impatto dello svedese a Milano è testimoniato da come arriva la vittoria dello scudetto del 2008: è l’ultima giornata di campionati ed i nero-azzurri sono ospiti del Parma che lotta per salvarsi mentre la Roma gioca a Catania. La squadra di Mancini non riesce a sbloccare la partita e vede sempre più scivolare il titolo ai capitolini fin quando arriva la svolta: l’allenatore manda in campo Ibrahimovic al rientro dopo due mesi di infortunio. L’impatto del giocatore sulla partita è devastante: dopo esser entrato in campo segna subito due gol e conquista il campionato nel modo più epico.

Nella sua ultima stagione interista l’attaccante vincerà la classifica marcatori della Serie A con 25 reti. In totale con i milanesi disputerà 117 partite mettendo a segno 66 reti.

– Barcellona, Milano e Parigi

Nell’estate del 2009 e in quella del 2010 succedono due cose molto particolari. L’attaccante passa prima dall’Inter al Barcellona (detentore della Champions League) e poi, nell’agosto 2010, dal Barcellona al Milan. Di strano c’è che nel 2010 la Champions League la vincerà l’Inter e nel 2011 il Barcellona, proprio le ex squadre di Zlatan, un grande rimpianto per lo svedese.

Nei due anni della sua seconda avventura milanese Ibrahimovic conquista uno scudetto e una classifica capocannonieri per poi trasferirsi al Paris Saint-Germain. Il giocatore resterà in terra francese per quattro anni formando con Cavani una coppia gol formidabile: le reti segnate dal numero 9 in 180 presenze saranno in totale 156. A Parigi Ibra aggiungerà al suo palmares quattro campionati e tre volte il premio di capocannoniere ma mancherà ancora una volta il titolo europeo.

Ibrahimovic allo United
Ibrahimovic allo United. Fonte: soccer.ru, Autore: Светлана Бекетова [CC BY-SA 3.0]

– Consolazione europea

Dopo l’esperienza francese Ibra si trasferisce a parametro zero in Inghilterra, al Manchester United. Zlatan già agli albori della sua carriera era stato vicino all’Inghilterra con quel provino mancato all’Arsenal. Con i Red Devils il numero 9 resta due anni e riesce finalmente a vincere un trofeo europeo: l’Europa League. La sorte gioca, però, un brutto scherzo all’attaccante: in occasione della gara di ritorno dei quarti di finale di Europa League, Ibra riporta la rottura del legamento crociato che gli impedirà di prendere parte alla finale vinta dai suoi compagni il 24 maggio 2017.

– Viaggio oltreoceano e ritorno a Milano

Nel marzo 2018 lo svedese rescinde il contratto con lo United e si trasferisce ai Los Angeles Galaxy. Nelle due stagioni in Major League Soccer l’attaccante disputa 56 partite e mette a segno 52 reti oltre a diventare capitano della squadra e firmare un contratto da “designated player”. Nonostante le tanti reti e le ottime prestazioni del giocatore, i Galaxy non riescono ad alzare nessun trofeo e, a gennaio 2020 lo svedese decide di concludere la sua esperienza americana e tornare al Milan per cercare di risollevare i rosso-neri dopo i deludenti risultati di inizio stagione.

Dell’avventura in America verranno ricordati sicuramente due gol più di tutti: il tiro da centrocampo per trafiggere il portiere reo di trovarsi fuori dai pali ed il suo cinquecentesimo gol in carriera propiziato dal consueto colpo di taekwondo.

La terza esperienza di Ibrahimovic a Milano comincia alla grande: il suo temperamento e la sua esperienza si rivelano essere la giusta cura per gli uomini di Pioli. In nove partite dal suo arrivo il Milan perde solo due incontri (contro il Genoa e nel derby che vedrà comunque l’attaccante protagonista con un gol, un assist ed una traversa) e porta a casa quattro vittorie e tre pareggi fino all’interruzione del campionato causa pandemia. Passata quest’ultima, i rossoneri si riscoprono una macchina da punti, pareggiano con SPAL e Napoli ma riescono a vincere con Roma, Juventus e Lazio con lo svedese a segno sia contro il club torinese che contro i bianco-celesti.

Tutto l’ambiente calcistico imputa questa trasformazione radicale all’arrivo dell’attaccante: la sua mentalità vincente, la sua esperienza e la sua forte personalità hanno avuto un forte impatto sui compagni e li ha ritemprati ridandogli fiducia, primo tra tutti Rebic. A settembre 2020 viene ufficializzato il rinnovo dello svedese con il Milan per un altro anno e l’attaccante torna ad indossare la maglia rossonera numero 11, la storia continua.

– “Io sono Ibra”

Prima di ritirarsi nel 2016, Ibrahimovic ha disputato con la nazionale in tutto 116 partite e segnato 62 reti piazzandosi al primo posto nella classifica marcatori di tutti i tempi della Svezia. Quando si parla di nazionale è d’obbligo citare alcuni suoi capolavori: il gol di tacco contro l’Italia, la rovesciata da fuori area contro l’Inghilterra o la volée contro la Francia. Ibra ha inoltre vinto per undici volte (dieci consecutive) il premio di miglior sportivo svedese dell’anno stabilendo un record.

Nonostante lo svedese non abbia mai messo le mani sulla Champions, sul mondiale o sul pallone d’oro si può certamente dire che è un vincente ed una leggenda del calcio, d’altro canto:

Non ho bisogno del Pallone d’oro. So già di essere il migliore. Io sono Ibra.

Zlatan Ibrahimovic

Autore

Mi chiamo Filippo Orlandi, ho 24 anni e vengo da Roma. Cresciuto a pane, calcio e Totti sono un tifoso della Roma, ma sono anche un appassionato di sport e seguo il calcio in ogni sua espressione. Frequento il corso di Laurea Magistrale in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Da qualche anno mi interesso di marketing digitale di cui la SEO è una componente fondamentale. Cerco, dunque, il mio posto nel mondo tentando di unire le mie due passioni: calcio e digital.

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